
by Piero F. C.
Il regalo della dea Venere
In questa ora prima dell’alba
un’amnesia mi attanaglia,
bene, si, ora ricordo,
ecco, qui c’è il racconto
Ho sognato di trovarmi tra colonne fatte di marmi,
quelle erano le fondamenta
di un tempio che profumava di menta,
quel tempio era dedicato alla dea dell’amore,
forse Venere era il suo nome,
ella tra le sue braccia mi stringeva
e con la sua mente mi diceva:
“ Se non ci fossi io che diffondo l’amore in ogni cuore,
la discordia farebbe da padrone ”
ed io usando le mie perle di saggezza le risposi così:
“ Tu oh dea che diffondi l’amore
pensa al fatto che in un uomo senza cuore
non potrà mai regnare il sognato amore,
e pensa anche a questo, cioè,
che un uomo senza cuore è privo di sentimenti
quindi, anche la discordia non potrebbe far nulla ”
Lei per questa mia osservazione
mi regalò una vita piena d’amore.
Con la definizione di psicofarmaci si identificano diverse classi di farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale. Si possono classificare in base al tipo di molecole (classi farmaceutiche) o all'effetto terapeutico. Fra essi i più utilizzati sono: gli ansiolitici, gli antidepressivi e i neurolettici (o antipsicotici); che a loro volta includono molecole appartenenti a classi diverse. A questi possiamo aggiungere il litio e gli antiepilettici usati come stabilizzatori dell'umore.
Non si può parlare di un effetto terapeutico comune degli psicofarmaci proprio per la eterogeneità delle molecole e dei disturbi trattati (Responder, non responder): alcune patologie si risolvono con una terapia ben condotta, altre croniche e recidivanti (ovvero perduranti nel tempo o che si ripresentano ciclicamente, soprattutto se i trattamenti farmacologici sono discontinuati), il loro effetto è di attenuare almeno i sintomi del disturbo mentale, favorendo una eventuale psicoterapia, o almeno una convivenza con la malattia mentale, nei casi in cui questa renda impossibile al paziente mantenere un lavoro e una vita normali.
In ogni caso l'uso e la prescrizione di psicofarmaci va valutato attentamente per gli effetti collaterali, a volte pesanti, e la possibilità di errori nell'assunzione, che possono portare a una riaccensione dei sintomi o a vere e proprie intossicazioni, il cui esito è raramente letale; inoltre il trattamento con alcuni tipi di psicofarmaci deve essere interrotto gradualmente, pena l'insorgere di sintomi di astinenza.